Si è svolto il 15 ottobre, nell'Aula Cannizzaro dell’Ateneo peloritano, un nuovo appuntamento del ciclo di seminari promosso dal Centro Studi sulle Mafie dell’Università di Messina. L’incontro, intitolato “Per una storia dei rapporti tra mafia e politica nella Prima Repubblica”, è stato aperto dai saluti istituzionali del prorettore vicario,
Il prof. Luigi Chiara, Presidente del Centro studi sulle Mafie e Ordinario di Storia Contemporanea, ha tracciato l'evoluzione dei rapporti tra Cosa Nostra e il potere politico ed economico nel lungo dopoguerra italiano. Chiara ha ricostruito la parabola che va dalla mafia del latifondo alla speculazione edilizia del "Sacco di Palermo", dall’espansione del narcotraffico internazionale e le trame eversive degli anni '70 e '80 fino alla stagione delle stragi del 1992 e alla fine della Prima Repubblica, soffermandosi infine sulla realtà del territorio di Messina e della provincia barcellonese.
A coordinare l’incontro è stato il prof. Antonio Saitta, Prorettore all’Organizzazione Amministrativa e Ordinario di Diritto Costituzionale, che ha posto l'accento sulla genesi e sulle implicazioni dello Statuto autonomistico siciliano del 1946, richiamando la costante necessità di presidiare l'ordine democratico contro le deviazioni speculative e gli interessi illeciti che per decenni hanno tentato di condizionare la vita pubblica.
Il prof. Alessio Lo Giudice, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e Ordinario di Filosofia del Diritto, ha invece offerto una lettura fenomenologica del potere criminale anche partendo dalle intuizioni di Leonardo Sciascia. Lo Giudice ha evidenziato come la criminalità organizzata si inserisca storicamente laddove si creano "vuoti di potere e di tutela", mettendo in guardia rispetto ai nuovi rischi contemporanei: le transazioni finanziarie globali, la dimensione digitale e un preoccupante affievolimento della cultura dei diritti e della mobilitazione civile rispetto agli anni post-stragi.
L'evento si è concluso con un partecipato dibattito.