La legislazione antimafia tra tradizione e sfide globali: il seminario all’Università di Messina

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Si è svolto il 1° ottobre, nell'Aula Cannizzaro dell’Ateneo peloritano, un nuovo appuntamento del ciclo di seminari promosso dal Centro Studi sulle Mafie dell’Università di Messina. L’incontro, intitolato “La legislazione antimafia tra vecchie e nuove esigenze”, si è focalizzato sul delicato bilanciamento tra gli strumenti storici della legislazione italiana e le sfide emergenti poste dai mercati globali.


Ad introdurre e moderare l’incontro è stato il Prof. Alessandro Morelli, ordinario di Diritto costituzionale, che ha delineato la complessità della materia, frutto del costante equilibrio tra efficacia delle norme e rispetto delle garanzie costituzionali. La Prof.ssa Maria Teresa Collica, associata di Diritto penale e Direttrice del Centro Studi, ha affrontato il tema sotto il profilo interno, sottolineando l'efficacia del modello italiano. Questo sistema si è consolidato nel tempo grazie a intuizioni fondamentali come il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) e le misure di prevenzione patrimoniale, na anche doppio binario di disciplina processuale e normativa premiale per chi collabora con la giustizia. La docente ha inoltre evidenziato la necessità di aggiornare tali strumenti per contrastare la cosiddetta "mafia dei colletti bianchi" e le infiltrazioni silenti nell'economia legale, con particolare attenzione alla capacità delle organizzazioni criminali di sfruttare le frontiere aperte, la digitalizzazione e le criptovalute per riciclare proventi illeciti e spostare ingenti capitali in tempo reale. Da qui il particolare interesse anche dell’intervento della Prof.ssa Giuseppina Panebianco, ordinaria di Diritto penale, che ha analizzato il problema della transnazionalità della mafia e della frammentazione legislativa tra i diversi Stati. È stata così ribadita l'urgenza di un'effettiva armonizzazione delle norme penali a livello europeo e globale, per evitare l'esistenza di "paradisi normativi" in cui le mafie possono operare indisturbate. A conclusione di una dettagliata disamina delle diverse normative esistenti, è stato infine suggerito un possibile modello di contrasto che persegua gli obiettivi prefissati senza però rinunciare al principio di offensività, cardine del nostro sistema penale.